Aspetti morfologici

Il cardellino è facilmente riconoscibile per la macchia rossa sulla faccia e per l'ampia barra alare gialla. Il resto del piumaggio va dal bianco delle guance, al nero della nuca, della coda e della parte esterna delle ali, al marrone scuro del dorso.

Abitudini

Nel periodo della migrazione (ottobre/novembre) si trova in numerosi gruppetti nei pressi dei campi coltivati, dove poi si ferma numeroso fino a metà febbraio. Già da febbraio iniziano a formarsi le coppie che poi andranno a riprodursi, quindi si spostano isolate nelle campagne dove andranno a costruire i nidi, qui finite le cove si riuniscono in numerosi gruppetti e si fermano fino i primi di settembre.

Canto 

Il canto del cardellino, o trillo, è molto bello, ed è uno dei motivi per cui viene allevato, oltre che per la bellezza, e l'ibridazione con il canarino.

 

Cibo e alimentazione 

Si nutre prevalentemente di semi di cardo, cardo dei lanaioli e girasole, oltre a questi si nutre anche di semi di acetosa, agrimonia, cicoria, romice, senecio, tarassaco, crespigno.

 

Riproduzione

La riproduzione inizia nella tarda primavera, e generalmente una coppia porta a termine tre covate, l'incubazione dura circa 12 giorni nelle sottospecie meridionali, qualche giorno in più per quelle settentrionali. Il nido viene costruito generalmente su una pianta di conifera o su alberi da frutto a qualche metro dal suolo. Le uova deposte variano da un minimo di tre ad un massimo di sei. I piccoli vengono svezzati intorno al trentacinquesimo giorno e vengono alimentanti con semi immaturi e afidi. Si può ibridare con il verzellino.

Verso la fine di aprile la femmina inizia e porta a termine la costruzione del nido senza l'aiuto del maschio e depone da 3 a 6 uova bianco bluastre e bianco verdastre punteggiate di grigio, rossiccio e bruno. L'incubazione dura 12 e talvolta anche 13 o 14 giorni e a 14-15 giorni dalla nascita i piccoli abbandonano il nido ma restano in vicinanza dei genitori anche quando questi attendono alla preparazione della seconda covata. 

 

Cultura 

  • L'uccello, solitamente un cardellino, nella antica cultura pagana rappresentava l'anima dell'uomo che al momento della morte vola via, mantiene tale significato anche in ambito cristiano.
  • Il cardellino è inoltre simbolo della passione, si dice si chiami così perché anticamente si pensava vivesse tra cardi e spine. La sua connessione con il Cristo bambino è giustificata a fortiori da una leggenda cristiana ove si narra che un cardellino si fosse messo ad estrarre le spine della corona che trafiggeva il Cristo crocifisso, e che si fosse trafitto a sua volta, sporcandosi anche del sangue di Gesù: l'uccellino così sarebbe rimasto sempre con la macchia rossa sul capo.
  • Un cardellino viene rappresentato spesso nelle mani del Cristo Bambino, come ad esempio nella "Madonna col Bambino, Angeli e i SS. Domenico, Andrea, Giovanni Evangelista e Tommaso d'Aquino" di Biagio d'Antonio (1446 c. – doc. al 1508), o nella "Madonna e Gesù Bambino" di Cima da Conegliano.
  • Antonio Vivaldi scrisse un Concerto in re maggiore per flauto detta "Il Gardellino" RV 428 (Op. 10 No. 3) in cui, con il suono del flauto, viene imitato in più punti il canto del cardellino.

Rapporti con l'uomo 

Questo uccello viene allevato e riprodotto con successo in cattività come uccello ornamentale o da richiamo o per essere reintrodotto in natura.

Il cardellino è un uccello assolutamente particolare. I suoi colori bellissimi ed il suo canto sono solo alcune delle peculiarità che lo rendono così intrigante. Possiede infatti quella che potremmo definire una vera e propria “personalità individuale”, che rende ogni soggetto assolutamente differente dagli altri. Il suo meraviglioso disegno rappresenta una vera e propria sfida per coloro i quali intendono impegnarsi nella selezione mirata ad ottenere soggetti sempre più tipici e ben colorati. Le sue mutazioni sono assolutamente spettacolari. Tutto questo lo rende un animale che chiunque abbia una passione per l’ornitologia dovrebbe cimentarsi ad allevare.Solo una ventina d’anni fa, quando ero un ragazzo, bastava fare pochi chilometri fuori città per imbattersi in questi uccelli. Addirittura nei periodi delle migrazioni, non era difficile vederli persino transitare nei giardini e nei parchi cittadini. Oggi avvistare i cardellini in natura è sempre più raro. Perseguitati dai bracconieri, vittime di pesticidi e diserbanti, il loro numero sta calando considerevolmente. Sotto questo aspetto l’allevamento diffuso di questa specie in cattività potrebbe, alla lunga, rivelarsi utile riducendo il prelievo in natura. Addirittura, come già avvenuto per il cardinalino del Venezuela, potrebbe consentire un domani il ripopolamento di questa specie in quelle zone da cui è sparito. Anche per questi bellissimi uccelli.


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